La responsabilità extracontrattuale per i danni provocati da animali selvatici alla circolazione dei veicoli deve essere imputata all’ente, sia esso Regione, Provincia, Ente Parco, Federazione o Associazione, ecc.
Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3; ordinanza 12 – 28 febbraio 2014, n. 4788
SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE
SEZIONE VI
ORDINANZA 28 febbraio 2014, n.
4788
Svolgimento
del processo
1. E stata depositata in cancelleria
la seguente relazione, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ. e datata
30.10.12, regolarmente comunicata al pubblico ministero e notificata ai
difensori delle parti:
“1. – La Regione Emilia-Romagna
ricorre, affidandosi a due motivi, per la cassazione della sentenza indicata in
epigrafe, con cui è stata confermata la decisione di primo grado, con cui tanto
la ricorrente che l’ANAS spa – Ente Nazionale per le Strade sono state
solidalmente condannate al risarcimento del danno, quantificato in Euro 2.428,64,
patito da D.G.F. per la collisione della propria autovettura
con un animale selvatico (daino o capriolo) su strada statale. Degli intimati
resiste con controricorso la sola ANAS spa.
2. – Il ricorso va trattato in
camera di consiglio – ai sensi degli artt. 375, 376 e 380-bis cod. proc. civ.
ed essendo esso oltretutto soggetto alla disciplina dell’art. 360-bis cod.
proc. civ. – per essere ivi accolto, per quanto appresso indicato.
3. – Il giudice di secondo grado ha
infatti, pacifiche essendo le modalità del fatto e l’entità dei danni patiti
dall’attore in primo grado, ravvisato – ferma quella concorrente e paritaria
dell’ANAS – quanto meno la responsabilità della Regione nella causazione del
sinistro, ad essa essendo dalla normativa regionale – legge reg. n. 8 del 1994
– affidate funzioni amministrative di programmazione ai fini di pianificazione
faunistico-venatoria (con compiti di orientamento, controllo e sostitutivi) e
soprattutto imposto il risarcimento del danno cagionato dalla fauna selvatica,
escludendo la concreta rilevanza dei compiti affidati alle province
(istituzione di oasi di protezione e rifugio, zone di ripopolamento e cattura,
immissione di nuovi capi, etc.), in merito richiamando la giurisprudenza del
S.C. (tra cui Cass. 8470/91, 1638/00, 8953/08,23095/10).
4. – La ricorrente, con un unitario
motivo di violazione e falsa applicazione di norme di diritto (identificate
nella legge n. 157 del 1992, nella legge regionale n. 8 del 1994 e nell’art.
2043 cod. civ.) e vizio motivazionale, censura la gravata sentenza: perché
proprietario della fauna è lo Stato; perché le funzioni di controllo in
concreto affidate dalla normativa regionale alle Province (tra cui quelle in
tema di piani faunistici e di abbattimento) escludono ogni possibilità di
controllo da parte di essa ricorrente; perché la previsione di un fondo per il
risarcimento dei danni all’agricoltura non poteva estendersi anche ai danni
alle persone o alle cose, come riconosciuto dalla Corte costituzionale con
ordinanza n. 581 del 2000; perché non è applicabile la norma di cui all’art.
2052 cod. civ..
5. – Dal canto suo, la controricorrente
ANAS, benché anch’essa condannata in solido, condivide le argomentazioni in
diritto della gravata sentenza ed invoca il rigetto del ricorso.
6. – Devesi rilevare che
effettivamente l’evoluzione della giurisprudenza di questa Corte Suprema vede
un approdo del tutto condivisibile nella pronuncia di Cass. 8 gennaio 2010, n.
80 (richiamata dalla ricorrente), a mente della quale la responsabilità
extracontrattuale per i danni provocati da animali selvatici alla circolazione
dei veicoli deve essere imputata all’ente, sia esso Regione, Provincia, Ente
Parco, Federazione o Associazione, ecc, a cui siano stati concretamente
affidati, nel singolo caso, anche in attuazione della legge n. 157 del 1992, i
poteri di amministrazione del territorio e di gestione della fauna ivi
insediata, sia che i poteri di gestione derivino dalla legge, sia che trovino
la fonte in una delega o concessione di altro ente: in quest’ultimo caso,
l’ente delegato o concessionario potrà considerarsi responsabile, ai sensi
dell’art. 2043 cod. civ., per i suddetti danni a condizione che gli sia stata
conferita, in quanto gestore, autonomia decisionale e operativa sufficiente a
consentirgli di svolgere l’attività in modo da poter efficientemente
amministrare i rischi di danni a terzi, inerenti all’esercizio dell’attività
stessa, e da poter adottare le misure normalmente idonee a prevenire, evitare o
limitare tali danni.
7. – Nello stesso senso, ancora più
incisivamente, si è espressa la più recente Cass. 6 dicembre 2011, n. 26197,
secondo la quale, posto che l’esercizio delle funzioni amministrative in
materia di flora e di fauna, nei profili che afferiscano a zone intercomunali o
all’intero territorio comunale spetta, in via di principio, alle Province, ma
che dette funzioni devono essere organizzate della Regione, titolare delle
relative potestà, si dovrà indagare, di volta in volta, se l’ente delegato sia
stato ragionevolmente posto in condizioni di adempiere ai compiti affidatigli o
se sia un nudus minister, senza alcuna concreta ed effettiva possibilità
operativa.
8. – Nel caso di specie, l’indagine
del giudice del merito in ordine a tali specifici profili è mancata, avendo
quegli affermato una generale ed astratta legittimazione delle Regioni, ma
soprattutto essendosi limitato – da un lato – alla valorizzazione della
previsione normativa di un fondo destinato al risarcimento però di danni
causati soltanto all’attività agricola, senza verificare – anche alla stregua
della giurisprudenza della Corte costituzionale richiamata dall’appellante
Regione – se e perché tale previsione potesse estendersi ad ogni ipotesi di
danno e – dall’altro lato – senza verificare se le funzioni di effettiva
gestione della fauna selvatica in concreto affidate alla Provincia dalle
specifiche disposizioni regionali potessero costituire quest’ultima come
titolare dei poteri di amministrazione del territorio e di gestione della fauna
ivi insediata.
9. – Si propone, pertanto,
l’accoglimento del ricorso, con rinvio al medesimo Tribunale di Modena, in
persona di diverso giudicante, affinché riesamini il gravame dispiegato dalla
Regione Emilia-Romagna alla stregua del principio di diritto enunciato ai
precedenti punti 6 e 7”.
Motivi della
decisione
II. Non sono state presentate
conclusioni scritte, ma la controricorrente ANAS ha depositato memoria ed il
difensore della ricorrente è comparso in camera di consiglio per essere
ascoltato.
III. A seguito della discussione sul
ricorso, tenuta nella camera di consiglio, ritiene il Collegio di condividere i
motivi in fatto e in diritto esposti nella su trascritta relazione e di doverne
fare proprie le conclusioni, non comportandone il superamento gli argomenti
sviluppati nella memoria depositata dalla controricorrente – che si limita,
ignorando le argomentazioni della relazione, a sostenere la tesi della
responsabilità esclusiva di controparte, pur non constando se e quando essa
abbia sollevato analoghe difese nei gradi di merito – e non avendo resistito
l’altro intimato (che risulta avere rinunciato, in primo grado, ad agire anche contro
la Provincia di Modena).
Del resto, in materia di fauna
selvatica, i principi – già richiamati in relazione – di Cass. 6 dicembre 2011,
n. 26197, sono stati riaffermati pure da Cass., ord. 4 marzo 2013, n. 5321 e da
Cass. 26 febbraio 2013, n. 4806 (sebbene con conclusioni di segno opposto, ma
dovute alle peculiarità della fattispecie), ovvero da Cass. 24 ottobre 2013, n.
24121 (che sottolinea la necessità di individuare un concreto comportamento
colposo ascrivibile al singolo Ente pubblico convenuto).
IV. Pertanto, ai sensi degli artt.
380 bis e 385 cod. proc. civ., il ricorso va accolto ed il gravato
provvedimento cassato, con rinvio al medesimo tribunale che lo ha emesso (senza
distinzione tra sezioni distaccate e sede centrale, sia perché ab orione
comportanti le prime solo un’articolazione interna di un ufficio giudiziario
pur sempre unitario e rilevante all’atto della riassunzione, sia perché da
verificarsi alla stregua della riforma della geografia giudiziaria recentemente
entrata in vigore), ma in persona di diverso giudicante, anche per le spese del
giudizio di legittimità, ai fini di rinnovare le valutazioni in punto di fatto
e di diritto alla stregua dei principi di cui ai punti 6 e 7 della relazione su
trascritta.
P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso; cassa
la gravata sentenza e rinvia al tribunale di Modena, in persona di diverso
giudicante, anche per le spese del giudizio di legittimità.